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Emergenza Coronavirus e GDO: nuove riflessioni

Il Direttore di Confcommercio Rodolfo Pasquini, riflettendo sul protrarsi dell’emergenza sanitaria causata dall’epidemia COVID – 19, esorta i settori dell’e-commerce e della grande distribuzione ad un concreto sostegno alle piccole attività. A tal proposito, Rodolfo Pasquini sottolinea come siano i comparti turistici e del commercio tradizionale a subire le conseguenze più importanti causate dall’epidemia di Coronavirus. Si tratta dei due settori guida per l’economia delle piccole e medie imprese di qualità, già reduci dalla crisi economica. Crisi economica che, peraltro, ha fatto sentire maggiormente il suo peso su queste due categorie merceologiche. Tuttavia, Rodolfo Pasquini individua nella Grande Distribuzione Organizzata e nell’e – commerce “i colossi del ramo che stanno facendo registrare fatturati record e ingenti guadagni rispetto alla fase precedente l’emergenza”. Prendendo atto di questo trend, Rodolfo Pasquini vede proprio in questi due settori, al momento economicamente avvantaggiati dalle restrizioni che riguardano famiglie ed imprese, un sostegno in grado di aiutare il sistema a ripartire. Il Direttore di Confcommercio Rodolfo Pasquini conclude affermando che “potrebbero a nostro avviso essere studiate misure ad hoc di carattere temporaneo finché perdurerà questo stato di cose, visto che si tratta di aziende che non registreranno certamente contrazioni di ricavi nei prossimi mesi” (vedi sul blog di Alessio Del Vecchio Roma)

Coraggio e non panico: questo il messaggio di Francesco Pugliese, Amministratore Delegato di Conad, in relazione all’emergenza Coronavirus, che inevitabilmente ha rivoluzionato la routine degli italiani. Ed è proprio l’Amministratore Delegato di Conad Francesco Pugliese a sottolineare la funzione della Grande Distribuzione Organizzata in questo particolare momento di emergenza sanitaria. Dopo aver evidenziato quanto il contagio di Coronavirus abbia stravolto la vita quotidiana di tutti, ha sottolineato come Conad, Auchan e Simply siano sempre pronte a fronteggiare ogni situazione, affermando che “la Grande Distribuzione Organizzata continuerà a fornire i prodotti di cui le persone hanno bisogno”. Pertanto, Pugliese ha rivolto un autentico appello agli italiani: “E’ inutile svuotare i supermercati, è inutile la folle corsa all’accaparramento che sta creando tanti problemi in tutta Italia. Noi della Gdo siamo organizzati per assicurare generi di prima necessità in modo continuo e regolare”. Infatti, il blocco previsto dal Decreto del Presidente del Consiglio non riguarda i supermercati, che continuano a restare aperti. Pugliese ha riposto la sua fiducia nelle disposizioni dettate da Governo e Regioni e, seppur abbia ammesso che il momento è difficile per tutti, ha esortato la popolazione al buon senso: “La spesa si fa, ma con la testa. Non ci si muove con tutta la famiglia, ma nel numero congruo e con la lista già fatta. Se c’è da fare la coda fuori la si fa, rispettando le distanze di sicurezza”. Soprattutto, Pugliese ha rivolto il suo pensiero alle persone che lavorano nei punti vendita, invitando i clienti a ricordare “quei volti, perché sono i volti del coraggio”, pronti e sempre a servizio dei clienti, nonostante il momento di notevole difficoltà per tutto il paese. 

Naturalmente, anche i punti vendita  sono in difficoltà, perché devono fronteggiare il surplus di ordini, le difficoltà organizzative e quelle del personale che deve essere a contatto con il pubblico. Nonostante le criticità, Pugliese invita alla calma. Infatti, anche in periodi di offerte e sconti può capitare di trovarsi in riserva di prodotti, ma Pugliese ritiene importante comprendere i timori della clientela e mostrare sostegno. Chiudendo, infine, con un messaggio di speranza afferma che “tutta Conad, tutta Auchan e Simply, tutta la Gdo, stanno lavorando oggi più che mai per le persone. Facciamoci coraggio, che presto andrà tutto meglio”.

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Aumentare la brand awareness aziendale

Come aumentare la Brand Awareness aziendale? Prima di rispondere a questa domanda, occorre innanzitutto chiarire bene cosa indica questo termine e perché è così importante per tutte le aziende che si affacciano sul mondo del marketing web. La Brand Awareness è il livello di popolarità in Rete di un certo marchio rispetto ad un pubblico ben preciso. Per spiegarlo in maniera ancora più semplice: poniamo il caso abbiate un’azienda che produce calzature sportive e desideriate pubblicizzarvi su internet. Non avrebbe alcun senso promuovere il vostro Brand a destra e manca senza alcun criterio, perché questo tipo di operazioni risulterebbero non solo inutili e dispendiose, ma talvolta anche controproducenti. Ciò che dovete mirare ad avere, è far conoscere il Brand alle persone che sono realmente interessate al vostro marchio e prodotto. In parole povere, la Brand Awareness è trovare una corrispondenza precisa tra marchio e target. Il raggiungimento di un buon Brand Awareness è quando l’essenza e l’identità del vostro marchio incontra gli utenti che la condividono (che sono ovviamente potenziali clienti). Questo delicato processo promozionale sul web, ci ricorda il team di Alessio Del Vecchio, se fatto in modo ottimale, consente all’azienda di superare i propri competitor, arrivando quindi proprio lì dove devono arrivare: al cuore dei propri clienti. Ma come si può raggiungere questo obiettivo finale? In questo caso, possono venirvi incontro le attività svolte dai social media marketing, che attraverso una serie di strumenti riescono a mettere in campo la giusta strategia per voi. Tali strumenti solitamente sono Google AdWords e Facebook ADS: in entrambi i casi, si deve lavorare utilizzando la SEO, cioè la modalità di ottimizzazione dei contenuti che viene sfruttata dai motori di ricerca. Naturalmente non si tratta solo di fare ‘blogging’: questo tipo di modus operandi da solo non può bastare per convogliare il vostro target sul sito web. Il Brand Awareness deve seguire un percorso molto più ampio ed articolato, con tanti tasselli che devono incastrarsi in modo perfetto. Per questo, quando si desidera direzionale in modo preciso e di conseguenza fruttuoso la propria identità sul web in modo tale che vada ad incontrare il giusto pubblico, consigliamo sempre di affidarsi a seri e preparati social media marketing in grado di aumentare la visibilità del vostro brand e consolidarne l’identità in modo tale da essere immediatamente riconosciuto dal target di riferimento.

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Coldiretti su Industria dei salumi in Italia

Industria dei salumi, Grossetti lancia l’allarme: “Con aumento prezzi delle materie prime, settore a rischio”


Antonio Grossetti, presidente del Consorzio Salumi Dop piacentini, lancia l’allarme: l’incremento costante e duraturo del prezzo della materia prima, il rincaro dei costi di produzione che porta conseguenze anche al consumatore finale stanno mettendo a forte rischio il comparto dei salumi. Per far fronte all’emergenza, la filiera ha fatto quadrato, cercando di discutere le modalità attraverso cui mitigare l’elevato impatto dei prezzi. Per questo motivo, il presidente Antonio Grossetti afferma: “La filiera deve perciò dialogare, essere unita per garantire una giusta remunerazione a tutti, salvaguardando la qualità a tutela del consumatore“. E qui chiama in causa, la Grande Distribuzione Organizzata (GDO), a cui il presidente del Consorzio Salumi Dop Piacentini Antonio Grossetti rivolge un invito a “fare la sua parte, riconoscendo l’importanza della qualità, valorizzando ed incentivando inoltre il consumo delle parti non utilizzate per preparare i salumi”. Dunque, Grossetti ritiene necessario che l’intera filiera conservi l’unione, al fine di salvaguardare il settore dei salumi. Una crisi all’interno di questo comparto, infatti, vorrebbe dire mettere a rischio anche il futuro occupazionale di molte persone. Anche il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Teresa Bellanova, nel corso di un convegno a Milano, ha incoraggiato la filiera dei salumi a non perdere il coraggio, poiché diventa importante “trasformare le criticità in opportunità”. Ed individua le tra parole chiave per far fronte al momento di crisi del settore: “trasparenza, filiera e futuro”. Così, parlando degli interventi futuri che lo Stato dedicherà al comparto dei salumi, la Bellanova ha affermato che si farà riferimento al Fondo nazionale: “Investiremo 1,5 milioni di euro per una forte campagna di comunicazione sui salumi, coinvolgendo la distribuzione e dedicando un mese a far conoscere le tante specialità e combattere le fake news”. Il Ministro Bellanova ha sottolineato come sia importante evitare la svalutazione del bene, andando a vendere ad un prezzo troppo basso rispetto a quello a cui è stato prodotto. Ed ha assicurato il suo impegno per aiutare la filiera a superare questa fase critica, intraprendendo un’iniziativa di promozione in collaborazione con il Ministero degli Esteri. La causa del vertiginoso aumento dei prezzi è stata il diffondersi della peste suina nel 2018. Il 40% dei maiali in Cina è andato distrutto, comportando una carenza incolmabile di carne di maiale. In Cina si consumano 30 kg di carne suina e, vista la penuria, le importazioni, sono cresciute a dismisura, comportando un incremento dei costi pari al 125%. Grossetti si dice preoccupato, poiché a causa dei prezzi troppo elevati, molti salumifici rischiano di abbassare le saracinesche e, a crisi superata, non ci sarebbe più domanda di carne suina. E sottolinea che “solo lavorando in squadra si possono raggiungere e mantenere i risultati”. L’industria degli insaccati riesce a raccogliere un fatturato pari ad 8 miliardi, con 900 aziende che danno lavoro a 30mila persone. L’incremento incontrollato dei costi della materia prima potrebbe causare un tracollo importante, mettendo a rischio produzione di prodotti dop e il futuro delle risorse umane. Il presidente Grossetti insiste sul ruolo che dovrebbe avere la GDO, che non offre una grande considerazione al comparto dei salumi italiani. Inoltre, ancora Grossetti sottolinea che non si “non si può pretendere di avere un prodotto che per ottenerlo costa molto, ma contemporaneamente si produce in quantità tali da che il mercato non  ne riconosce il valore aggiunto in termini di prezzo”. Tuttavia, Grossetti avverte la presenza di uno spiraglio, perché ha notato come tutti gli attori della filiera, nel corso delle riunioni, si siano detti pronti a collaborare. L’obiettivo è contenere i decrementi nella vendita dei prodotti Dop, già in calo dell’1 – 2%. E sposa pienamente le parole del Ministro Bellanova, affermando che si avverte “la necessità di aprire una pagine nuova tutti insieme”. Il presidente Grossetti ritiene fondamentale il coinvolgimento della GDO, un compromesso sulle misure finanziarie e la realizzazione di adeguate campagne di comunicazione, finalizzate alla promozione dei prodotti, per “ripristinare il giusto collegamento qualità/prezzo e a sostenere/promuovere i consumi interni”. Infine, Grossetti sollecita anche l’intervento dell’Unione Europea, a cui si chiede “uno strumento di sostegno per l’industria” e “lo stanziamento di risorse mirate per azioni di informazione e promozione”, poiché i salumi rappresentano “il frutto di un patrimonio di conoscenze, tradizioni, innovazioni che non può certo andare perduto”.

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GDO: gli ultimi dati pre-crisi

Qual è stato il fatturato totale delle vendite in Italia nel mese di febbraio 2020? Sono appena usciti i dati relativi a questo parametro che, come intuibile, risulta di fondamentale importanza per comprendere l’andamento dei consumi dei cittadini italiani. Ci ricorda il team di Alessio Del Vecchio Blog che i dati sono influenzati dall’emergenza Coronavirus. La lettura effettuata è riferita alla settimana che va dal 3 al 9 di febbraio, e per fortuna segna una percentuale positiva: +0,74%. Una percentuale che azzera quelle che sono state le perdite del mese, portando quindi il valore totale del mese a un +0,02% di vendite. Il valore dall’inizio dell’anno resta positivo, è più precisamente + 1,83%. Ma andiamo a vedere nel dettaglio come sono distribuiti i consumi tra Nord-ovest e Sud dell’Italia. Per quanto riguarda il Nord-ovest, si mostra purtroppo un’inflessione in negativo: nella settimana di febbraio presa a campione, in questa zona del nostro Paese i consumi hanno fatto registrare solo un +0,81%, mentre invece il Sud ha mostrato un aumento maggiore di consumi, +3,75% (il Centro invece si accontenta di un progresso che si asseta sul 0,57%). Va chiarito che i dati sono riferiti esclusivamente al fatturato GDO, cioè della Grande Distribuzione Organizzata. La GDO è quell’insieme di punti vendita che sono gestiti a ‘libero servizio’ e che sono controllati da un gruppo o un’organizzazione che raggruppa diverse insegne commerciali. Organizzati su grandi superfici, i gruppi commerciali aderenti alla Grande Distribuzione Organizzativa, sanno che possono contare su una filiera produttiva affidabile e costante, in grado quindi di soddisfare al meglio le esigenze del consumatore finale. Blog Alessio Del Vecchio continua a leggere: Andiamo ora a scoprire ancora più dettagliatamente come si sono distinte le varie regioni italiane in fatto di consumi. A contribuire maggiormente al fatturato della GDO sono state le regioni Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia (con un +4,0%). A seguire troviamo Emilia Romagna, Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia (che fanno segnare fatturati pari al +2,11%). Fanalino di coda il Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria e Lombardia, che hanno guadagnato soltanto lo 0,82%, anche se all’interno di questo conteggio sono stati inclusi anche gli acquisti di Capodanno, quindi fin dall’inizio dell’anno 2020. In ogni caso, si tratta di dati non negativi, anzi. In considerazione di tanti fattori, si può affermare che per la primissima parte dell’anno il fatturato generale riferito alla Grande Distribuzione Organizzata è più che positivo per il nostro Paese. 

 

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Approfondimento GDO e Coronavirus

Coronavirus, corsa all’acquisto ha fatto registrare un +8,34% per le vendite della GDO

L’emergenza scatenata dal diffondersi del Coronavirus ha avuto un impatto evidente anche sugli acquisiti all’interno di supermercati e punti vendita. Le immagini andate in onda nelle principali edizioni del TG o all’interno dei programmi di approfondimento hanno mostrato l’assalto dei clienti all’acquisto delle derrate alimentari e dei beni di prima necessità. A differenza di qualche settimana, giungono le prime stime, che restituiscono lo specchio della corsa all’acquisto di qualche giorno fa nella realtà dei supermercati italiani. Stando ai dati diffusi dalla multinazionale Nielsen, nella settimana dal 17 al 23 febbraio, la Grande Distribuzione Organizzata ha subito un incremento pari all’8,34%, se paragonato al medesimo periodo nel 2019. Inoltre, il numero acquista una rilevanza maggiore, se si tiene conto che la corsa all’acquisto ha avuto inizio nel pomeriggio della domenica; pertanto, il dato è il risultato di un periodo di vendita ancora minore, poche ore, rispetto alla settimana completa. Nonostante l’assenza di dati disponibili al momento, la Nielsen ha stimato come nei giorni successivi, in particolare dal 24 febbraio al 1 marzo, le insegne hanno realizzato nei confronti dei propri fornitori ordini in un numero superiore a quello previsto in periodi di picco massimo di acquisti, nei giorni che precedono le festività più importanti. Nonostante il periodo di imprevista emergenza, i canali di organizzazione e distribuzione degli approvvigionamenti, sottoposti ad uno stress rilevante, hanno fornito un’ottima risposta, fronteggiando al meglio l’urgenza del momento.

GDO, vendite online alle stelle all’inizio del 2020.

Vendite online della distribuzione moderna in netta crescita anche per il mese statistico di gennaio, che copre il periodo dal 29 dicembre al 26 gennaio. L’incremento registrato è stato del 39,1% rispetto al medesimo periodo del 2019, toccando una cifra pari a 55,8 miliardi di euro. Inoltre, il risultato totale fatto registrare nel periodo febbraio 2019 – gennaio 2020 ha consegnato un valore pari a 611,7 milioni, a fronte dei 596 milioni del mese di dicembre. I dati ottenuti nell’ultimo anno hanno permesso di superare, per la prima volta, i 600 milioni di euro. Mattia Cugini, Product Marketing Associate Director di Iri, società che realizza ricerche per OsservaItalia, ha confermato il trend di crescita anche nel 2020, evidenziando nel pet care, pannolini ed integratori alimentari i comparti merceologici più attivi, che hanno fatto rilevare incrementi di oltre il 70%. Anche i liquori, poi, contribuiscono agli aumenti delle cifre rilevate. I private label sono i prodotti che hanno messo in luce le migliori performance e hanno fatto registrare incrementi maggiori, rispetto ai prodotti di marca. Ortofrutta a peso programmato, prodotti freschi e cibi per animali sono i settori traino nel periodo studiato. Continua a leggere blog Alessio Del Vecchio: La motivazione può essere ricercata in un esempio particolare. Nel comparto della drogheria alimentare, infatti, la marca del distributore risente dell’assenza nei settori del caffè macinato e negli integratori, categorie che producono un ampio ricambio. In questo modo, la crescita viene molto limitata. Questa particolare criticità non è una caratteristica esclusiva della vendita online, perché anche nella vendita tradizionale la quota di prodotti private label in questi settori è molto bassa. La differenza è data soprattutto dalla diversa influenza che le due categorie di prodotti hanno sul totale canale. Mattia Cugini, allora, sottolinea come nella vendita tradizionale solo il biologico, soprattutto nel settore del cibo, non abbia fatto registrare un declino. “Ai  prodotti alimentari con certificazione biologica è sempre stato riservato un ruolo importante negli assortimenti dei retailer online, sia in termini di numerosità di referenze, sia per come vengono proposti nei diversi siti online, spesso con pagine dedicate e descrizioni delle referenze atte ad evidenziare questa caratteristica”, spiega Mattia Cugini. Questa particolare attenzione anche nel curare lo “storytelling” alimentare di questi cibi segna un punto a favore del biologico, permettendo a questo settore di non conoscere crisi. Infine, ancora l’esperto di Iri, Mattia Cugini, afferma che “nell’online il peso in fatturato dei prodotti biologici sul totale food è quasi doppio rispetto al fisico, con una crescita di circa 10 punti percentuali migliore dei prodotti non bio”.